Catia Mancini produce e vende abiti storici
Costumi per Rievocazioni
Catia Mancini
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L'abito nel medioevo

Prima di descrivere nel dettaglio l'abito del giullare è importante tenere in conto quale sia il contesto culturale in cui ci si muove, in particolare verso l’abbigliamento e il modo di presentare se stessi in pubblico.

La possibilità di vestirsi come più fosse gradito non era contemplata nel Medioevo, dove spesso si trovano disposizioni ufficiali, non semplicemente emendate al controllo sociale della comunità, su come sia ammesso e accettabile vestirsi in pubblico.
In particolare sono interessanti le disposizioni relative alle prostitute, dalle quali tenevano a distinguersi le donne di buona famiglia, in quanto a loro era spesso proibito di indossare veli sul capo e talvolta erano obbligate ad indossare colori specifici, come il giallo.
La distinzione sociale avveniva per grande parte proprio attraverso la differenza nell’abbigliamento. In questo contesto di così alta disciplina del vestiario era automatico che nei momenti più importanti della spettacolarità secolare, pagana, popolare, la prima nota di cambiamento fosse proprio nei costumi che rappresentavano in primis il sovvertimento delle usanze accettate e imposte dalle autorità.
Il costume medioevale

Il bestiario, come catalogo dell’immaginario mostruoso, interviene nel suggerire spunti e forme per rappresentare mostri e diavoli. Ma i diavoli intervengono anche nelle rappresentazioni sacre, le cosiddette Laudi Drammatiche, in cui la chiesa organizzava spettacoli riguardanti motivi religiosi che spesso si confondevano con la mitologia e le suggestioni pagane (si ricorda che è di questo periodo la stessa invenzione del Purgatorio, poi accettata dalla Chiesa, a testimonianza del fatto che la creatività potesse interferire nella dottrina stessa).

Accanto ai costumi usati dai chierici che spesso consistevano in una dalmatica per i personaggi più importanti, queste lunghe tuniche dalle ampie maniche di lino o seta. Così Dio poteva vestire da papa, gli angeli con una dalmatica e il popolo con tuniche semplici. La laude drammatica e le sacre rappresentazioni non avevano grande interesse al realismo né alla veridicità storica dei costumi: nelle Laudi era quindi comune l’utilizzo di abiti contemporanei ma anche di costumi da diavoli e mostri, per aumentare l'effetto spettacolare; gli attori che impersonavano queste figure negative godevano di più ampia licenza nel linguaggio come nelle movenze, rispetto al comune senso del pudore, perché più appropriato alla parte incarnata.
L'abito del giullare
Rappresentazione tipica di un giullare con abito colorato, dipinto su una porta in Brüggen

Questa licenziosità in particolare rappresenta un'evidente contaminazione dei modi pagani di fare spettacolo con le ritualità della chiesa e evidenziano quanto la funzione del giullare, nonostante spesso vista come l’espressività di un reietto, fosse però comune e diffusa. Il giullare infatti faceva la parte del soggetto controcorrente, la sua parola era quella del pazzo, dell’anormale: un rovesciamento del senso comune.
L’abito del giullare doveva perciò essere multiforme e colorato, tale da essere ben riconosciuto dalla folla: diveniva una sorta di veste ghettizzante, al pari di quella indossata dalle prostitute, oppure dai lebbrosi. Proprio come queste altre figure marginali, il giullare deve essere preannunciato anche acusticamente: ecco quindi la comparsa di campanacci e strumenti a fiato, che da una parte egli usa per attirare il pubblico delle piazze alle sue manifestazioni, ma d’altra parte lo connotano già da lontano come estraneo, riconoscibile ed anche evitabile dai buoni cristiani.

Il vestito tipico del giullare, con le sue strisce verticali viene interpretato come un simbolo diabolico, manifestazione di disordine, in opposizione alla monocromia degli abiti dei cittadini per bene. La policromia dell'abito e l'utilizzo delle bande verticali alternate, tipiche del vestito del giullare, sono spesso considerate un simbolo diabolico, una esternazione della follia e della anormalità di questo strano personaggio che impersona quindi una delle tante forme del "folle" nella cultura europea.

Il costume quindi rappresenta il primo carattere distintivo di questo artista, intrattenitore, folle e divertente. L’abito colorato di due soli colori, diviso nel senso dell’altezza, campanelli appesi al capello e oggetti strani alla cinta, l’utilizzo di strumenti musicali ne fanno un personaggio stravagante al punto da poter essere giustificato solo in periodi speciali come le feste e comunque tollerato solo a patto di considerarlo un folle e buffone, che fa qualcosa per mangiare. Lo stesso abito a strisce e multicolore è indizio della sua diabolicità, sintomo della volontà di provocare, troppo appariscente e inusuale per non destare scalpore, ma addirittura spesso accompagnato da manifestazioni della nudità, sintomo di follia ad oggi ancora riconosciuto come tale. Il costume del giullare, nella sua stravagante semplicità, è il sintomo di una necessità intrinseca in ogni società civile di possedere e tenersi strette delle alternative, delle diversità rispetto alle quali posizionarsi a livello sociale e personale, dalle quali distinguersi e tuttavia delle quali bearsi. La cultura della chiesa in questo trovava quindi un grande nemico, che diffuso, disorganizzato, puntuale e senza progetto, si limita a girovagare di piazza in piazza, di luogo in luogo, palazzo e signoria per tirare avanti, la maggior parte delle volte, e in alcuni casi per portare avanti un percorso personale artistico, da soli o al seguito di un Trovatore, di cui spesso musicavano i componimenti poetici.

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